Si parla molto in queste settimane di tracciamento digitale dei contatti o più semplicemente di contact tracing. Ma cos’è il contact tracing, come funziona e quali sono i vantaggi e gli svantaggi? Stefano Zacchiroli, developer e professore presso la Paris Diderot University, è stato ospite il 6 maggio durante una delle nostre conversazioni su Zoom.

Perché conviene il contact tracing? Per prima cosa, questo strumento consente di aumentare notevolmente la tempestività nell’individuazione dei contatti che una persona risultata positiva al test ha avuto. In secondo luogo, il contact tracing consente il tracciamento anche in occasione di “incontri anonimi”, quali per esempio due persone sedute l’una affianco all’altra sui mezzi pubblici.

Ma come funziona il contact tracing esattamente? Esistono due tecnologie che supportano il contact tracing, basate rispettivamente sulla geolocalizzazione e sul bluetooth. La maggior parte dei governi ha scelto la seconda per supportare le rispettive app di tracciamento, essendo la tecnologia bluetooth meno invasiva e più precisa. Le app supportate dalla tecnologia bluetooth si distinguono poi a loro volta in base al grado di centralizzazione dell’informazione. Consideriamo i due estremi di app centralizzate o decentralizzate. Il punto in comune tra queste due tipologie è la generazione periodica di una serie di id per ciascun utente, i quali non sono altro che una sequenza di numeri casuali. Le app installate sui dispositivi di ciascun utente fanno principalmente due cose: 1) inviano un segnale trasmettendo il proprio id ai dispositivi situati nelle immediate vicinanze, 2) ascoltano i segnali trasmessi dagli altri dispositivi, registrando gli id nelle cui prossimità il proprietario del dispositivo su cui sono installate si è trovato.

I due sistemi divergono nel momento in cui uno degli utenti risulta positivo: nel caso dei sistemi decentralizzati, la app dell’utente risultato positivo invia all’autorità sanitaria la sequenza di id generati per quell’utente. Le app di tutti gli altri utenti verificano periodicamente presso i registri detenuti dall’autorità sanitaria se i propri utenti sono entrati in contatto con gli id corrispondenti agli utenti che hanno testato positivamente al virus, nel qual caso lo notificano al proprietario del dispositivo sul quale sono installate. Starà poi al proprietario la premura di rendersi alle autorità sanitarie. Al contrario, nel caso dei sistemi centralizzati, la app dell’utente risultato positivo invia all’autorità sanitaria non soltanto la sequenza di id generati per quell’utente ma anche tutti gli id con i quali quell’utente è entrato in contatto. È dunque l’autorità sanitaria a quel punto a inviare la comunicazione alle app installate sui dispositivi degli utenti che sono entrati in contatto con soggetti che hanno testato positivamente al virus. Nel caso dei sistemi centralizzati, l’autorità sanitaria quindi conosce l’intero grafo sociale, ossia l’intero network delle interazioni di ciascun soggetto risultato positivo.

Quali sono i rischi associati al contact tracing? Il primo rischio è quello legato alla deanonimizzazione delle informazioni. Il sistema sopra descritto in teoria è volto a preservare l’identità delle persone positive al virus: qualora entriamo in contatto con una persona positiva, la app si limita a informarci che siamo entrati in contatto con una persona positiva non rivelandone l’identità. Tuttavia è facile concepire degli esempi di violazione di questa privacy. Supponiamo di scaricare la app e di accenderla solamente per qualche minuto durante i quali interagiamo esclusivamente con una persona. Terminato l’incontro la spegniamo. Qualora nel riaccenderla ricevessimo la notifica di essere entrati in contatto con una persona positiva, sapremmo immediatamente di chi si tratta. Questa violazione può dare luogo a discriminazione, come nel caso del job interviewer che non vuole assumere persone a rischio.

Un secondo rischio è quello legato al potenziale abuso da parte dei soggetti privati proprietari dei dati raccolti per mezzo delle app.  Si sentono spesso i sostenitori del contact tracing sminuire le preoccupazioni legate a questo rischio dietro l’argomentazione che attualmente già condividiamo una grande quantità di dati personali per mezzo delle varie app installate sui nostri smartphone. Tuttavia questa narrazione è fallace in quanto l’installazione di suddette app è del tutto facoltativa e non tutti scelgono di installarle.

Un terzo rischio è quello legato alla fiducia nello Stato e più in generale a quali informazioni ci sentiamo come cittadini di volere condividere con l’autorità pubblica. Una buona riuscita del contact tracing non può prescindere dalla fiducia dei cittadini nei confronti dello Stato e dalla loro collaborazione, in quanto i cittadini una volta scaricata la app devono anche impegnarsi a utilizzarla e rendersi all’autorità sanitaria nel caso in cui diventino soggetti a rischio. L’eventuale obbligo di scaricare la app potrebbe pertanto non solo risultare non sufficiente ma persino controproducente, nella misura in cui lo Stato così facendo si alieni la fiducia e la volontà a collaborare da parte dei cittadini che si sentono costretti a fare una cosa controvoglia.

Un’ultima serie di considerazioni risulta infine in ordine. La prima considerazione riguarda il fatto che ad oggi risulta ancora assente una solida evidenza empirica che decreti sulla base di tecniche sperimentali che il contact tracing effettivamente funzioni. L’evidenza esistente attualmente si basa su modelli (qui uno degli studi più conosciuti pubblicato su Science). L’evidenza basata sui modelli può essere utile ma ha pur sempre i suoi limiti, ossia che si appoggia a delle assunzioni le quali possono tuttavia rivelarsi sbagliate. Secondo, un sistema di contact tracing per funzionare bene richiede un certo grado di digitalizzazione da parte tanto di utenti quanto dell’autorità pubblica che lo gestisce. Siamo sicuri che le amministrazioni pubbliche dei vari governi possiedono le digital skills necessarie per gestire efficacemente sistemi talmente complessi?

Infine, è sbagliato presentare il contact tracing come la panacea in quanto come abbiamo visto il suo successo dipende da innumerevoli altri fattori, quali la capacità di testare le persone a rischio (testing), isolarle e/o curarle prontamente (treating). Ci sembra giusto perciò concludere con la lettera aperta indirizzata ai decisori da parte del Nexa Center for Internet and Society del Politecnico di Torino:

L’adozione di una “app” può costituire un valido ausilio ma non può sostituire la professionalità del personale sanitario, che deve prendere le ultime decisioni e deve comunicarle con umanità e competenza alle persone coinvolte. Tale tecnologia dovrà essere inserita in una efficace strategia sanitaria complessiva e dovrà essere largamente accettata e utilizzata dalla popolazione. Affinché quest’ultima condizione si realizzi è essenziale che tale tecnologia sia trasparente, sia sicura e rispetti i diritti e le libertà fondamentali delle persone: solo così si potrà conquistare la fiducia dei cittadini e suscitare il loro desiderio di contribuire al contrasto dell’epidemia utilizzando una “app” installata sul loro dispositivo personale.

Federica Daniele

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